Negli anni novanta la diffusione del mezzo televisivo in
tutto il mondo contribuì in modo determinante al crollo dell’Impero Sovietico e
delle altre dittature dell’Est Europa.
Gli abitanti dei Paesi del blocco Sovietico poterono,
attraverso la televisione, confrontare ogni
giorno la differente qualità e stile di vita dell’altra metà dell’Europa.
Nonostante la propaganda del Partito Comunista, il confronto, reso possibile
dalla diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione, in continua espansione e non
più controllabili, fece crollare la fiducia verso gli esponenti del Partito: fu
l’inizio della fine.
Sono passati più di vent’anni da allora e un nuovo mezzo di
comunicazione sta soppiantando la televisione.
Mentre la televisione è un mezzo di comunicazione passivo: i
contenuti vengono propinati dall’emittente a seconda degli interessi economici
e politici del proprietario della rete e il telespettatore assiste passivo allo
spettacolo; Internet è invece, allo stesso tempo, un mezzo di comunicazione, di
intrattenimento, di aggregazione, di scambio culturale e un potente mezzo
di diffusione della conoscenza.
A differenza della televisione internet è interattivo,
costringe l’utente a fare delle scelte, a cercare dei contenuti ed attraverso
la rete l’utente otterrà delle nuove conoscenze.
Gli effetti di questa che possiamo definire, una vera e
propria rivoluzione culturale, che sta portando l’intera popolazione mondiale a
prendere coscienza e consapevolezza dei propri diritti ed a rendersi conto
delle sempre più frequenti ed arbitrarie prevaricazioni di chi sta al potere
(anche se legittimamente), sono davanti ai nostri occhi.
Troppo spesso le scelte politiche sono dettate da motivi
economici che esulano la sfera di interesse del cittadino, quando non sono
addirittura in contrasto.
In questi giorni stiamo assistendo a due manifestazioni di
protesta nate spontaneamente in due diverse parti del mondo, i motivi sono
analoghi: la popolazione trova
incomprensibili le scelte politiche adottate.
Si tratta di scelte politiche di governi democraticamente eletti, ma non
condivise dalla collettività.
In Turchia si vuole devastare Istanbul per far posto ad un
mega struttura commerciale, in Brasile si vogliono spendere 12 miliardi di
dollari per costruire degli stadi di calcio per i prossimi mondiali, quando il
paese manca di infrastrutture essenziali e ben più importanti rispetto agli
stadi di calcio.
Troppo spesso le decisioni politiche passano sopra gli
interessi e la volontà della popolazione per favorire le lobbies di turno, ma
ora, merito della rete e della maggior presa di coscienza della popolazione
arrivano i primi stop dalla base.
La protesta avvenuta in questi giorni in Brasile è
emblematica, il Brasile è un Paese che non ha mai avuto tensioni politiche e
che ama il calcio alla follia, ma il Brasile è anche un Paese che ha degli
squilibri sociali molto marcati, la povertà di buona parte della popolazione
stride nei confronti dell’agiatezza di una nuova classe dirigente favorita
dall’enorme sviluppo industriale degli ultimi anni, ma il Paese è ancora
carente di infrastrutture essenziali come ospedali, scuole e con una viabilità
non all’altezza di un paese sviluppato.
La gente è scesa in piazza per fermare questo spreco di
denaro pubblico che si pretendeva di far pagare proprio al ceto medio basso
attraverso l’aumento delle tariffe, la protesta ha assunto dimensioni
preoccupanti, tali da far recedere il Governo dalle proprie intenzioni.
E in corso in questi giorni anche una protesta spontanea e
popolare in Bulgaria, la gente è scesa in piazza protestando contro la politica
del malaffare, della corruzione e della mafia che sta distruggendo l’economia e
sta mettendo in pericolo la stessa coesione sociale del Paese, in questo caso
la risonanza dell’evento è attutita dei media di tutta Europa poco interessati
a diffondere informazioni su un caso che potrebbe fare proseliti anche nel
resto dell’Europa.
fonte: Maryps
http://www.maryps.it/2013/06/21/internet-e-linizio-di-una-nuova-storia/
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