Pagine

sabato 22 marzo 2014

LA DIFFERENZA TRA BENESSERE E FELICITA' INDIVIDUALE

Vi segnalo la seguente intervista che ho trovato veramente molto interessante

Intervista di Luigino Bruni all'economista indiano premio Nobel nel 1998 
Amartya Sen

Professor Sen, lei ha una sua posizione originale riguardo gli studi sulla felicità. In generale sembra essere critico nei confronti del modo con cui oggi economisti e sociologi misurano la felicità. È così?
«Sì e no. Se per felicità, o meglio happiness, poiché il significato della parola inglese non è esattamente quello dell’italiana “felicità”, intendiamo quanto il pensiero utilitarista di J. Bentham evidenziava con questa espressione, allora non posso che essere critico, come tutta la mia critica all’utilitarismo di questi decenni dice. Ma dobbiamo intenderci su cosa intendiamo con happiness, e che posto occupa nella vita delle persone».

E come cambia?
«Non ci sono dubbi sul fatto che la felicità sia qualcosa di grande da ottenere. Ma non è la sola cosa per la quale abbiamo ragioni per attribuirle valore. Il problema allora si pone quando costruiamo una teoria etica, come fanno gli utilitaristi (Bentham in particolare), basata soltanto sulla felicità, misurata come differenza tra i piaceri e le pene, una prospettiva, questa, che sta avendo un grande revival in questi ultimi anni. Questa visione ristretta del benessere basato sulla felicità (happiness) è molto problematica e pericolosa quando la usiamo per confronti tra diverse condizioni di deprivazione e miseria delle persone. In effetti, le valutazioni della propria felicità sono soggette a effetti di adattamento, poiché le persone si adattano a circostanze anche molto sfavorevoli, pur di sopravvivere. Ma la capacità di adattamento delle persone può portare a trarre conclusioni, anche di politiche sociali ed economiche, sbagliate».


Questo tema, noto come “lo schiavo felice”, è una delle costanti del pensiero di Amartya Sen sulla felicità. Andrebbe stampato e affisso alle pareti di ogni istituzione e organizzazione che si occupa di sviluppo umano o di lotta alla indigenza. Così scriveva l’economista nativo del Bengala, nel 1993: «Si prenda in considerazione una persona molto svantaggiata che sia povera, sfruttata, di cui si abusi lavorativamente e che sia malata, ma che le condizioni sociali hanno reso soddisfatta della propria sorte (per mezzo ad esempio della religione, della propaganda politica o dell’atmosfera culturale dominante). Possiamo forse credere che se la cavi bene perché è felice e soddisfatta?».
Mi sembra una critica molto importante e totalmente condivisibile. La coautrice di Sen, la filosofa Martha Nussbaum, dice che esistono delle “buone pene” e “cattivi piaceri”, come le buone sofferenze legate alle lotte per la conquista dei diritti per sé e per gli altri, o i cattivi piaceri di chi cerca nell’abusare di altre persone. Quindi il semplice criterio di massimizzare i piaceri e minimizzare le pene non dice nulla, o troppo poco, sulla qualità della vita di una comunità o società.


Il lavoro con altri economisti (Stiglitz e Fitoussi) per l’ individuazione di nuovi indicatori di benessere, che superino il Pil, si basa sulla impossibilità di affidarsi alla sola misurazione della felicità soggettiva?
«È proprio così. Infatti ho molti dubbi che la felicità individuale sia un buon indicatore del benessere (well-being) delle persone. Come detto, la metrica utilitaria basata esclusivamente sulla felicità può essere molto ingiusta nei confronti di coloro che sono sistematicamente deprivati. Ad esempio, per coloro che si trovano agli ultimi posti delle nostre società stratificate, minoranze oppresse in comunità intolleranti, e cioè i disoccupati e i precari che vivono in un mondo con grandi incertezze, lavoratori sfruttati in contesti industriali, o casalinghe sottomesse in culture sessiste. Certo, grazie alla loro capacità di adeguarsi alle condizioni di vita, riescono a sopravvivere, ma questi adattamenti distorcono le valutazioni soggettive della felicità di queste persone. Nella valutazione delle condizioni di vita e di benessere delle persone più povere della società, gli indicatori di felicità ci dicono molto meno di altri indicatori sulle condizioni oggettive di deprivazione e mancanza di libertà. Essere riconciliati e contenti con i propri svantaggi, è cosa ben diversa dal non avere questi svantaggi».

Per lei, professor Sen, in linea con Aristotele e tutta la tradizione classica dell’etica delle virtù, la “vita buona” si misura dunque sulla base di quanto la gente “fa e può fare”, non in base a che cosa “sente”. Come a dire che le moderne democrazie hanno bisogno di più indicatori di benessere (incluso il Pil), poiché qualunque riduzione ad un solo indicatore, compreso un indicatore di felicità, mette sempre in pericolo la democrazia e la libertà.
«Sì, credo che anche gli indicatori basati sulla felicità siano molto problematici, perché fanno commettere errori gravi a danno delle persone più svantaggiate della società. E come ho avuto modo di scrivere nel mio ultimo libro, L’idea di giustizia: “Non c’è bisogno di essere Gandhy (o Martin Luther King o Nelson Mandela o Aung San Suu Kyi) per comprendere che gli obiettivi e le priorità di una persona possono andare ben al di là degli angusti confini del ben-essere e della felicità individuale”».

Vorrei chiudere con la frase di Dante con cui ha aperto la sua conferenza all’Auditorium della musica di Roma alla presenza di oltre 700 persone (quelli che hanno trovato i biglietti): «O gente umana, per volar su nata, perché a poco vento così cadi?» (Purgatorio, XII).
«In effetti, la domanda di Dante è molto importante. È grande il contrasto tra le grandi cose che gli esseri umani possono raggiungere, e le esistenze così povere e limitate che molti uomini e donne finiscono per vivere. Le potenzialità degli esseri umani – di condurre una vita buona, di essere contenti e felici, di essere liberi – sono molto maggiori di quanto riusciamo, concretamente a realizzare».


Se il compito dell’economista, almeno di quelli come Sen, fosse quello di studiare per contribuire a ridurre gli ostacoli oggettivi e soggettivi che ci  impediscono di esprimere al meglio le nostre potenzialità, allora fare l’economista sarebbe un buon mestiere.

Articolo tratto da: Città Nuova n.3/2013

venerdì 21 marzo 2014

VEDIAMO QUELLO CHE VOGLIAMO VEDERE ((TEST IN 1 SECONDO))

 Ecco un piccolo esperimento che vi sembrerà banale,ma vi aiuterà a comprendere un meccanismo affascinante del nostro cervello.
Leggete la frase seguente e tenete a mente quello che avete letto.

                                              IL
                                           CANE
                                            E' IN
                                    IN GIARDINO




Molto probabilmente avrete letto la frase IL CANE E' IN GIARDINO, senza rendervi conto che la preposizione "in" è ripetuta erroneamente due volte,rendendo la frase scritta priva di senso. E' li da vedere, non è difficile, è scritto in caratteri cubitali, ma il vostro cervello ha decodificato la realtà in modo da farla adattare alla propria convinzione.
Il cervello è il decodificatore di informazioni che stabilisce quello che vediamo,sentiamo,tocchiamo,gustiamo e odoriamo,ma come abbiamo visto può facilmente venire ingannato da una distorsione impercettibile della realtà che sfrutta il nostro "pilota automatico" che in questo caso ci ha portato fuori strada.
Pensate a come possa essere facile per i maghi della disinformazione depistarci per poterci propinare quello che vogliono,come per esempio quando ripetono che bisogna inseguire una maggior competitività per attirare investitori esteri.
Sembra una cosa ovvia,bellissima e positiva per tutti gli abitanti della penisola italiana,peccato che la competitività tanto ambita dovrà passare necessariamente dalla perdita dei diritti dei lavoratori e dal classico gioco al ribasso,proprio nel nome  della competitività.
NON CI CREDETE...???? leggete questo:

http://www.huffingtonpost.it/2014/03/21/federica-guidi-articolo-18_n_5005976.html?utm_hp_ref=italy

Sono proprio curioso di vedere come andrà a finire, anche se sono pienamente consapevole che il finale è già stato scritto.
Mi dispiace veramente per tutte quelle persone che si troveranno deluse da colui speravano potesse essere il salvatore della patria dopo aver sentito parlare di 80€ in + sulla busta paga.

giovedì 20 marzo 2014

INTERNET E L'INIZIO DI UNA NUOVA STORIA

Negli anni novanta la diffusione del mezzo televisivo in tutto il mondo contribuì in modo determinante al crollo dell’Impero Sovietico e delle altre dittature dell’Est Europa.
Gli abitanti dei Paesi del blocco Sovietico poterono, attraverso la televisione,  confrontare ogni giorno la differente qualità e stile di vita dell’altra metà dell’Europa. Nonostante la propaganda del Partito Comunista, il confronto, reso possibile dalla diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione, in continua espansione e non più controllabili, fece crollare la fiducia verso gli esponenti del Partito: fu l’inizio della fine.
Sono passati più di vent’anni da allora e un nuovo mezzo di comunicazione sta soppiantando la televisione.
Mentre la televisione è un mezzo di comunicazione passivo: i contenuti vengono propinati dall’emittente a seconda degli interessi economici e politici del proprietario della rete e il telespettatore assiste passivo allo spettacolo; Internet è invece, allo stesso tempo, un mezzo di comunicazione, di intrattenimento, di aggregazione, di scambio culturale e un potente mezzo di  diffusione della conoscenza.
A differenza della televisione internet è interattivo, costringe l’utente a fare delle scelte, a cercare dei contenuti ed attraverso la rete l’utente otterrà delle nuove conoscenze.
Gli effetti di questa che possiamo definire, una vera e propria rivoluzione culturale, che sta portando l’intera popolazione mondiale a prendere coscienza e consapevolezza dei propri diritti ed a rendersi conto delle sempre più frequenti ed arbitrarie prevaricazioni di chi sta al potere (anche se legittimamente), sono davanti ai nostri occhi.

Troppo spesso le scelte politiche sono dettate da motivi economici che esulano la sfera di interesse del cittadino, quando non sono addirittura in contrasto.

In questi giorni stiamo assistendo a due manifestazioni di protesta nate spontaneamente in due diverse parti del mondo, i motivi sono analoghi: la  popolazione trova incomprensibili le scelte politiche adottate.

Si tratta di scelte politiche di  governi democraticamente eletti, ma non condivise dalla collettività.

In Turchia si vuole devastare Istanbul per far posto ad un mega struttura commerciale, in Brasile si vogliono spendere 12 miliardi di dollari per costruire degli stadi di calcio per i prossimi mondiali, quando il paese manca di infrastrutture essenziali e ben più importanti rispetto agli stadi di calcio.

Troppo spesso le decisioni politiche passano sopra gli interessi e la volontà della popolazione per favorire le lobbies di turno, ma ora, merito della rete e della maggior presa di coscienza della popolazione arrivano i primi stop dalla base.

La protesta avvenuta in questi giorni in Brasile è emblematica, il Brasile è un Paese che non ha mai avuto tensioni politiche e che ama il calcio alla follia, ma il Brasile è anche un Paese che ha degli squilibri sociali molto marcati, la povertà di buona parte della popolazione stride nei confronti dell’agiatezza di una nuova classe dirigente favorita dall’enorme sviluppo industriale degli ultimi anni, ma il Paese è ancora carente di infrastrutture essenziali come ospedali, scuole e con una viabilità non all’altezza di un paese sviluppato.

La gente è scesa in piazza per fermare questo spreco di denaro pubblico che si pretendeva di far pagare proprio al ceto medio basso attraverso l’aumento delle tariffe, la protesta ha assunto dimensioni preoccupanti, tali da far recedere il Governo dalle proprie intenzioni.


E in corso in questi giorni anche una protesta spontanea e popolare in Bulgaria, la gente è scesa in piazza protestando contro la politica del malaffare, della corruzione e della mafia che sta distruggendo l’economia e sta mettendo in pericolo la stessa coesione sociale del Paese, in questo caso la risonanza dell’evento è attutita dei media di tutta Europa poco interessati a diffondere informazioni su un caso che potrebbe fare proseliti anche nel resto dell’Europa.

fonte: Maryps
http://www.maryps.it/2013/06/21/internet-e-linizio-di-una-nuova-storia/

LE FINTE AMICIZIE

Esistono molte persone che amano trascorrere il proprio tempo libero a disposizione in mezzo ad un ammasso di sconosciuti di cui importa poco o forse niente.
Ogni giorno si sentono,si ritrovano ed escono insieme.
Osservandole superficialmente, potrebbe sembrare che siano tutte amiche, reciprocamente rispettose e molto attaccate tra loro.
Le foto fatte insieme e poi postate sui social network,i messaggi simpatici,le cene,le vacanze ecc...,tutto fatto sempre ed esclusivamente insieme con il sorriso di chi un amico/a non lo tradirebbe mai.
Poi,stranamente,alla prima folata di vento,questi solidi ed inscindibili rapporti si deteriorano in un battibaleno,basta un'incomprensione,una scaramuccia da quattro soldi per far si che tutti i momenti passati insieme possano venir cancellati.
Questo succede quando viene a crearsi una confusione mentale che in seguito viene proiettata nella quotidianità.
Il conoscente è solamente una persona più o meno familiare,con la quale abbiamo contatti in determinate circostanze della nostra esistenza.
Può anche essere tendenzialmente leale e corretto nei nostri confronti, ma non è detto che mantenga la medesima condotta per tutta la vita.
Con i conoscenti si possono trascorrere anche degli splendidi momenti,non è scontato che debbano essere grigi e noiosi.
Molti sono tratti in inganno proprio da questi ultimi due punti e sono convinti che un sentimento forte come l'amicizia possa instaurarsi in tempi lampo.
A volte,bastano pochi istanti piacevoli trascorsi con qualcuno per poter cominciare a considerarlo amico, ed è proprio quest'atteggiamento che spesso sfocia in un'insopportabile delusione.
Quante volte avrete visto comitive di 10/20/30 persone,tutte insieme appassionatamente.
Chiaramente la maggior parte di esse si illuderà di essere attorniata da amici,tutti ben disposti nei propri confronti e speranzosi di vederle realizzare nella vita.
La realtà però,purtroppo per queste persone,è molto diversa da quella che si immaginano,infatti,sono l'egoismo e l'invidia i sentimenti più comuni provati dalla massa, a volte ben mascherati da una facciata di perbenismo.
Esistono anche altri tipi di "amici",a me piace chiamarli "amici da bar",ma possono trovarsi in qualsiasi altro luogo.
Quest'ultimi sono semplicemente dei conoscenti che frequentano gli stessi luoghi e magari hanno anche le stesse abitudini e perciò si ritrovano a trascorrere parecchio tempo insieme divertendosi magari moltissimo.
Come accennato prima,queste combriccole si formano in luoghi come bar,palestre,locali ecc..,dove l'alcool aiuta ad abbattere le barriere della timidezza,fungendo da lubrificante sociale.
Il problema di questi rapporti è il fatto di essere fondati sulla circostanza piuttosto che su di un reale sentimento.
Ovviamente a livello sentimentale vi è poco e qual'ora qualche elemento del gruppo dovesse trovarsi in seria difficoltà faticherebbe a ricevere un aiuto spontaneo,sentendosi ingenuamente tradito.
E' evidente di come questi rapporti siano dettati da un interesse di fondo e non sostenuti da un sentimento di vera amicizia.
In questi casi,l'interesse potrebbe essere rappresentato dal trovare una compagnia per evitare la solitudine, il rimanere ancorati ad un gruppo per non risultare soli agli occhi degli altri o addirittura,data l'impronta individualista esistente nella nostra società,alcune persone mirano alla socializzazione con il fine ultimo di poter così trovare degli avversari nella vita con i quali confrontarsi e competere,cercando sempre di essere migliori in modo da poter emergere a discapito degli altri.
Esistono un'infinità di finte amicizie al Mondo ed elencarne tutte le varie tipologie sarebbe impossibile in un blog,ma il fatto sconcertante è la scarsa consapevolezza di tutta questa gente che preferisce la quantità alla qualità,autoilludendosi di essere amata ed accettata dalla collettività.
Sarà che sono un disadattato,ma non riesco proprio a capire come si possa attribuire una parola così importante come "amico" con questa superficialità.




martedì 18 marzo 2014

IL DONO DELLA VITA

Nella vita di tutti i giorni siamo spinti dal desiderio del successo e dalla voglia di riuscire.
Fare carriera ed arrivare in cima alla piramide sociale fittizia generatasi con l'adorazione del Dio denaro, reale divinità dei nostri tempi,sembra essere tutto ciò di cui abbiamo bisogno per essere felici.
In questa disperata rincorsa al successo,resa indispensabile dalla società contemporanea,sembra non esserci mai tempo per nulla che non porti a quello.
Molte persone si ritrovano famiglie che non riconoscono più, mogli e mariti cambiati inspiegabilmente,figli che da un giorno con l'altro giungono al compimento della maggior,parenti deceduti ecc...
Il tempo scorre inesorabile quando la nostra vita è totalmente orientata verso obbiettivi così materiali come il profitto o la carriera.
Qualcuno ogni tanto sperimenta alcune malattie che portano a far riflettere sul significato della vita.
In momenti come quelli ci si rende davvero conto dell'unicità del dono che ci è stato fatto e si torna a ripercorrere quella strada smarrita a causa della superficialità quotidiana.
Non bisogna per forza sperimentare il dolore di una malattia invalidante per comprendere l'immensità della nostra esistenza, basta solamente un po' di attenzione e di "spiritualità".
Per spiritualità non intendo nessuna religione specifica,le religioni,a mio avviso,sono solamente delle interpretazioni umane che cercano di spiegare il perchè ci troviamo in questa dimensione e forse non esiste neanche un perchè.
Solo liberando il nostro cervello da ogni preconcetto e convinzione potremo metterci nelle condizioni di capire qualcosa,abbandonando la realtà così come ci è stata presentata,perchè non dimentichiamoci mai che ciò che tutti vediamo è quello che ci hanno insegnato a vedere.
Possono sembrare idiozie pure,ma se prendessimo davvero coscienza del marciume nel quale la società contemporanea sta affogando,probabilmente saremmo più spinti a lasciare spazio ad una nuova visione della vita in grado di farci sentire realmente bene.

lunedì 17 marzo 2014

COSA ESISTE???

Chi stabilisce i gusti della società??
Che cosa vuol dire la parola Normalità della quale facciamo quotidianamente uso??
Bastano due semplici frasi per stravolgere le proprie credenze e tuffarsi nell'infinito per raggiungere un elevato stato di consapevolezza.
Solo riflettendo attentamente sugli aspetti che oggi tutti diamo per scontato si può capire realmente come mai siamo quello che siamo.
Tutti i pensieri e le preoccupazioni,frutto della nostra complessa società,non sono altro che pippe mentali.
La moda,i canoni di bellezza,il peso forma,il tempo ecc... non esiste niente di tutto ciò.
Sono tutte invenzioni dell'uomo e noi basiamo tutta la nostra esistenza su di esse, ma non esistono.
Paradossale

giovedì 13 marzo 2014

PARALIZZATI

Siamo completamente paralizzati di fronte a tutto ciò che potrebbero decidere i poteri forti sulla nostra sorte.
Non abbiamo accennato ad alcun tentativo di protesta degna di questo nome durante tutto il periodo di austerità imposto dall'eurozona mentre l'economia reale ovviamente si è deteriorata sempre più.
Il movimento dei forconi sembrava dovesse essere la svolta che avrebbe unito il popolo italiano verso una trionfale marcia su Roma,ma fin dai primi giorni si capiva che l'opinione generale guardava a quell'ondata rivoluzionaria con scetticismo.
Le persone che lavorano sono troppo attaccate al loro posto e mai potrebbero prendersi una giornata di ferie per andare a fare "casino"inutilmente,tanto i politici fanno quello che vogliono.
La valanga umana di disoccupati italiani,soprattutto giovani,non ha nemmeno voglia di provare a spaccare il Mondo con le proprie forze,meglio stare a casa propria e vedere che succede sperando che magari sia la volta buona.
A casa di queste persone in un modo o nell'altro,vuoi per il padre che lavora,vuoi per l'eredità lasciata dai nonni ecc... il voler provare a cambiare la situazione è una cosa inutile,anzi,nessuno ha la minima idea di cosa sia successo nel nostro Paese e quando si deve trovare una motivazione per giustificare la disoccupazione si riconduce tutto ad un'unica parola,anzi due: I POLITICI.
Il problema è l'agio nel quale abbiamo vissuto fino a qualche anno fa',quando non ci saremmo mai immaginati questa situazione.
Le comodità e la spensieratezza ci hanno fatto dimenticare di tutti i doveri da cittadini che abbiamo e il senso di responsabilità nei confronti della collettività per abbandonarci completamente alla sfida dell'uno contro l'altro,della competizione sfrenata mirata a primeggiare in ogni circostanza,anche a discapito delle persone unite sotto la stessa bandiera.
Il calcio,le donne,le macchine,il vaneggiarsi con gli amici,le vacanze e i posti belli da visitare, queste le uniche cose delle quali ci interessiamo dimenticando che il sistema che ci permette di appassionarci a tutto questo,se perso di vista,in un attimo può farcele perdere tutte.
Chi ha la fortuna di avere ancora un'occupazione si disinteressa ancor maggiormente della cosa pubblica,sentendosi autorizzato dalla mancanza di tempo dovuta dal lavoro,dimenticando che proprio da quest'ultima dipendono le sorti della propria mansione.
Il potere ha capito che la gradualità con la quale ogni giorno aumenta la pressione fiscale o ci toglie i diritti può portare a risultati inimmaginabili come il farci accettare sacrifici impossibili. 
Siamo come un pugile all'angolo in balia dell'avversario che domina l'incontro e percepisce di aver in pugno l'incontro. 
Non accenniamo più a reagire,nemmeno di fronte alla svendita del nostro patrimonio di stato imminente e ci illudiamo che 100€(forse) in più in busta paga possano risollevare la situazione.
Vi invito a chiedervi l'ultima cosa. 
Negli ultimi tempi ci hanno sempre e solo chiesto sacrifici.
La popolazione,pur lamentandosi,non ha mai dato l'idea di voler dire BASTA alla pressione fiscale insostenibile.
Cosa vi fa' pensare che il tempo del sacrificio sia finito???
Pensate che un uomo NON ELETTO dal popolo e sostenuto dal Fondo Monetario Internazionale abbia l'intenzione di cambiare musica e di fare gli interessi del popolo solo perchè affascina con il suo modo di comunicare???
La mia paura è che il contentino di questi giorni serva per poter chiedere l'ennesimo sacrificio agli italiani in un futuro non molto lontano.
Spero di sbagliarmi



mercoledì 12 marzo 2014

QUELLI CHE...FANNO I CAPI MA NON LO SONO


In ogni ambiente di lavoro,a meno che non siate ai vertici di società o non ne possediate una,esistono delle gerarchie da rispettare.
La ripartizione dei compiti e degli ruoli è fondamentale per garantire ad una collettività l'organizzazione necessaria per conseguire il progresso e senza di essa si correrebbe il rischio di ritrovarsi in situazioni di totale anarchia.
In genere,spetta al proprietario o alla più alta carica stabilire compiti e mansioni ma non sempre ciò è possibile,dato che le circostanze possono sottrarre il tempo necessario per tale azione.
I lavoratori,in situazioni come questa,devono sapersi organizzare autonomamente per sopperire alla mancanza di un'autorità,collaborando in maniera coesa e solidale gli uni nei confronti degli altri.
Nessuno ha il diritto di stabilire cosa sia giusto o sbagliato,la collettività dovrebbe stabilirlo.
In queste circostanze,purtroppo,prendono il sopravvento persone dall'indole scorretta e dal carattere arrogante.
Questo binomio,in una situazione come quella descritta,favorisce proprio le persone con tali caratteristiche,riuscendo ad esaltare quelle misere doti che a loro volta le faranno sentire migliori di altre.
E' proprio l'assenza di un'autorità che permette a questi individui di prendere il controllo,sfruttando lo spirito di sacrificio,la permissività,la dedizione e la bontà eccessiva degli altri.
In genere,sul posto di lavoro,le persone hanno ben chiaro cosa devono fare e sanno a chi devono rispondere.
Molto spesso,però,gli arroganti-scorretti(sono 2 caratteristiche tipiche,ma in genere queste persone ne possiedono molte altre),fiutando la correttezza e la bontà d'animo altrui, si abrogano il diritto di impartire a loro volta compiti,spinti dal loro spirito di intraprendenza,non rendendosi conto che così facendo,oltre a scavalcare il ruolo delle autorità,calpestano anche i diritti e la dignità degli altri.
Chiaramente,così facendo,alimentano il sentimento di antipatia nei loro confronti,ma a loro poco importa in quanto accecati dalla prospettiva di un'ipotetica scalata professionale.
Un'atteggiamento del genere andrebbe condannato da colleghi e superiori, ma spesso,i primi,per paura di andare in contro a discussioni tacciono, mentre i secondi possono pensare di trovarsi di fronte a persone di grande personalità in grado di fare i loro interessi.
Quando i superiori acconsentono questo tipo di atteggiamento nella speranza di veder generare automaticamente gerarchie dettate dallo spirito d'iniziativa stanno firmando la condanna a morte loro e della collettività dal momento che questo comportamento malsano minerà l'armonia generale dell'ambiente condizionato in negativo.
L'etichetta più comune attribuita a questi personaggi è quella degli "STRONZI" e se foste interessati ad approfondire l'argomento potete comprare il seguente libro, che, personalmente ho trovato molto interessante e lo sarà sopratutto se siete capi,responsabili o dirigenti,dato che vi sensibilizzerà riguardo a questo argomento,che,probabilmente proprio per la vostra posizione conoscete poco:

http://www.libriconsigliati.it/il-metodo-antistronzi-di-robert-sutton/

Il vero guaio è trovarsi in compagnia di più persone fatte della stessa pasta e magari senza nessuno che comprenda il vostro sano punto di vista.
Oramai primeggiare è diventato talmente importante al punto che la maggior parte delle persone ha perso il buon senso ed è disposta a calpestare più frequentemente gli altri nel nome del profitto individuale.
Ciò richiama alla mente l'immagine delle multinazionali che devastano l'ambiente e delocalizzano generando shock economico-ambientali con una spensieratezza innata.
A volte il desiderio di primeggiare e di riuscire nella vita è troppo elevato in questi soggetti al punto di non riuscire ad intuire che la loro condotta è fuori luogo in alcuni contesti data l'improbabilità di far carriera,ma a loro non importa e continuano a mettere in atto gli stessi meschini stratagemmi giorno dopo giorno con una determinazione spaventosa.
Sono convinto che l'IGNORANZA stia alla base di un atteggiamento del genere,sia che si riesca a far carriera o meno.
L'empatia tra esseri umani è troppo importante per essere soffocata nel nome del successo personale e se reprimiamo tale capacità saremo destinati inesorabilmente a trovarci sempre soli nella vita.





martedì 11 marzo 2014

CHI DECIDE LA STORIA??



Chi scrive la storia che ci fanno studiare?Chi decide le religioni nelle quali credere?È un tema interessantissimo...Noi italiani,che per anni abbiamo vissuto il berlusconismo, abbiamo appreso che quando si detiene il potere dell'informazione si può modellare la realtà percepita dalla massa.Berlusconi,che ricordiamolo,con il suo impero ha fatto e fa' mangiare una miriade di famiglie è l'emblema della distorsione dell'informazione.La sua scalata è stata favorita da poteri occulti come la loggia massonica P2,che lo ha portato ad acquisire il controllo della nazione,ma per ottenere il consenso costante della maggior parte della popolazione ,ha dovuto ricorrere più volte alla distorsione mediatica delle sue vicende personali,riuscendo sempre ad uscirne pulito.Guardando i telegiornali delle sue televisioni e non o leggendo i giornali delle sue testate, trapelava la percezione di trovarsi di fronte ad un benefattore ingiustamente perseguitato da dei mostri insensibili.In seguito,quando diede soltanto la minima impressione di non remare nella medesima direzione delle elite finanziarie europee abbiamo assistito alla sua demolizione totale,peraltro meritata,a suon di spread e condanne,inducendolo alle dimissioni.In ogni caso,quest'uomo,mentre l'Italia stava affondando, ha illuso il proprio "popolo" ,facendogli credere che la crisi alla quale stava andando in contro fosse una bufala grazie al proprio impero mediatico.È il caso di dirlo, ha rincoglionito la maggior parte degli italiani a suon di grande fratello e maria de Filippi mentre,invece di governare,pensava ai propri interessi.Il suo segreto è stato quello di scrivere la "sua storia",la propria versione dei fatti,per essere credibile agli occhi della gente e per indurla a vederlo come un perseguitato.Questo è quello che abbiamo vissuto nella nostra piccola Italia negli ultimi 20 anni e la logica suggerisce di non pensare a quello che è successo nel nostro Paese come un fenomeno isolato.Pensate a tutte le contraddizioni riguardanti l'11 settembre,troppo spesso liquidate come complottiste nonostante siano avvenuti fatti inspiegabili come il crollo dell'edificio 7 ecc...http://xoomer.virgilio.it/911_subito/wtc7_crollato.htm

Eppure nei libri di storia,certi fatti verranno volutamente omessi per fare in modo che le nuove generazioni si formino una determinata idea.

Siamo come dei cagnolini da ammaestrare in modo che in futuro agiscano in maniera congeniale ai fini di qualcuno o siamo veramente liberi di conoscere la verità?




sabato 8 marzo 2014

LO SQUALLORE DEL TRADIMENTO

Tutti noi,nel corso della nostra esistenza, avvertiamo la necessità di amare ed essere amati.
Il bisogno di amare è il bisogno fondamentale dell’uomo, in grado di sovrastare per urgenza quello della fame, della sete o dello stesso “sesso”, dal momento che per soddisfarlo ,questi ultimi possono anche passare in secondo piano.
La sua importanza deriva dalla paura di rimanere soli,componente tipica del genere umano.
Questo bisogno intrinseco,porta spesso le persone a ricercare la cosiddetta "anima gemella".
È per questo motivo che donne e uomini decidono in comune accordo di vivere l'esperienza della vita di coppia.
In occidente,per vita di coppia,si intende un rapporto monogamo tra due individui,sostenuto da un sentimento imprescindibile: l'amore.
Purtroppo però,le persone sono portate ad intraprendere la stessa strada anche quando non sicure di provare tale sentimento,trascinandosi così nel tempo legami scomodi e mal sopportati.
A mio avviso una delle contraddizioni più grandi della società moderna sono i tradimenti.
Per tradimento vengono intesi tutti quei comportamenti non corretti nei confronti del proprio partner.
Le tentazioni nella vita sono tante ed è risaputo che una certa consuetudine potrebbe sfociare nella monotonia del rapporto,anticamera del tradimento.
Ma per fortuna,a differenziarci dagli animali esiste una caratteristica fondamentale chiamata controllo degli istinti.
Senza tale dote,saremmo portati ad agire in modalità non solo irrispettose nei confronti degli altri,ma addirittura autolesionistiche.
Vi faccio un esempio.
Supponete di esservi fidanzati con una persona senza la quale non riuscireste a vivere e di trovarvi di fronte un'altra fisicamente molto attraente,del sesso a voi più gradito,che vi corteggia e cerca di sedurvi.
In una situazione del genere,il vostro istinto vi indica una strada ben precisa per soddisfare il bisogno indotto da esso.
Sappiamo benissimo,però,che un eventuale tradimento avrebbe effetti devastanti sul vostro ipotetico rapporto di coppia e potrebbe precluderne il proseguimento.
In una circostanza del genere è proprio il controllo degli istinti che entra in gioco per impedirvi di fare una scelta che si rivelerebbe disastrosa per la vostra vita,facendovi capire che un'avventura sessuale non vale quanto l'integrità del vostro rapporto.
In momenti di debolezza,può capitare di sbagliare,siamo esseri umani,non si discute,però, è proprio grazie a quest'ultima affermazione che una miriade di persone scorrette ed incoerenti si sentono autorizzate a tradire quotidianamente.
Per loro,la vita di coppia è solo una tendenza,sarebbe tutto troppo semplice ad essere single e cercare ogni giorno nuove avventure sessuali e così,dopo essersi magari comportate in maniera tenera e dolce,tolgono la maschera e tradiscono i malcapitati partner.
Un comportamento del genere,oltre ad essere irrispettoso è totalmente inconcepibile.
Perché mai una persona dovrebbe legarsi sentimentalmente ad un'altra,promettendole di essere fedele quando ha come obbiettivo primario quello di accoppiarsi con quanti più esemplari possibili del sesso gradito?
Questo atteggiamento di totale incoerenza trova un'infinita quantità di risposte nel campo della psicologia.
Noia,voglia di evadere,ricerca della conferma delle proprie capacità sessuali ecc..,potremmo riempire un libro.
Il mio personale punto di vista mi suggerisce una diversa interpretazione riguardo questi personaggi.
Alla base del loro atteggiamento,a mio avviso,regnerebbe un'immensa confusione. Solo persone con un quadro generale della propria vita confuso si comporterebbero così.
Non riescono proprio a capire che la loro condotta è totalmente incoerente e meschina.
Come nel caso delle persone esibizioniste,i traditori seriali sono persone molto insicure,con la differenza che i primi,però,con il loro atteggiamento non fanno soffrire sentimentalmente nessuno.
 La cosa più ripugnante ,però , è vedere come si vantino delle loro relazioni "extra" con i loro simili, scendendo in particolari ,credendo di essere viste come dei modelli di vita, quando, in realtà, il loro modo di fare, dovrebbe far dubitare della loro sanità mentale.
Il tradire ripetutamente il proprio partner, vaneggiandosi è sinonimo di poca affidabilità.
Se avessi un amico/a che si comportasse in questo modo, non potrei fare a meno di dubitare della sua lealtà nei miei confronti.
Purtroppo la società è piena di persone che agiscono in questo modo e ultimamente mi è sembrato di percepire una maggior tolleranza nei loro confronti dato che ho letto pareri di psicologi che incitano le coppie ad essere più aperte nel nome della felicità.
Sarà che la società occidentale abbia intrapreso il cammino verso un modello poligamico?

giovedì 6 marzo 2014

LAVORAVAMO!! LAVORIAMO!? LAVOREREMO??

IL LAVORO DI IERI E DI OGGI

Tutti i giorni,guardando la televisione leggendo i quotidiani o semplicemente conversando,veniamo a conoscenza dell'indignazione provata da tutte quelle persone accomunate per l'aver perso il posto di lavoro.
Indignazione peraltro giustificata dal fatto che l'articolo 1 della costituzione italiana(subordinata a quella europea)afferma che siamo una repubblica fondata sul lavoro e come tale,in essa non debba mai mancare.
Comprensibile anche ,la rabbia nei confronti della politica,colpevole senza attenuanti,di non aver tutelato gli interessi dei cittadini,facendo sempre e solo i propri interessi nonostante i privilegi posseduti.
Queste persone e sono tante,sono vittima di un'illusione che si è generata negli anni del benessere del nostro Paese.
Non hanno capito,purtroppo per loro,che il pianeta Terra è dominato dalla ricerca del profitto delle corporations e tutto è subordinato a questo.
L'economia,nata per soddisfare le esigenze della collettività,da parecchio tempo,ormai,è totalmente assoggettata agli interessi di una ristretta cerchia d'individui a discapito della popolazione.
Alle corporations non interessa affatto se a morire di fame siano gli africani,i cinesi o gli italiani,l'unica cosa che gli importa è di ingrandire il loro stato patrimoniale.
Le circostanze politico-economiche avevano portato l'Italia negli anni 70 ad essere una delle principali potenze Mondiali e da quel momento,fino a non moltissimo tempo fa',si radicò nella società la convinzione che il lavoro fosse diventato un diritto acquisito.
Alla fine degli anni 80/inizi anni 90,però,l'avvento della globalizzazione portò alla progressiva liberalizzazione del commercio,che,insieme alla crescente concorrenza dei Paesi emergenti,favorirono un vero e proprio processo di delocalizzazione.
Così,le corporations nazionali,facilitate dalla passività di una politica corrotta, ebbero la possibilità di spostare i propri tessuti produttivi in luoghi dove potevano beneficiare di un'offerta di lavoro,tecnologie e materie prime più economica massimizzando i profitti,disinteressandosi della situazione nella quale avrebbero lasciato migliaia di famiglie italiane.
Questo è in estrema sintesi la realtà dei fatti.
Non abbiamo lavoro,non perchè i politici lo cacciano,perchè l'italiano è fannullone o per colpa della mafia.
Semplicemente si sono create delle condizioni generali che hanno favorito il dislocamento di esso in zone dove la gente muore di fame e accetta di vivere con meno.
Potremmo stare ore ed ore a discutere di problemi come la burocrazia,la malavita,la nostra mentalità ecc..ma alla base di tutto restano le basse prospettive di profitto per l'investitore e quindi per le corporations che quindi decidono di spostarsi dove possono guadagnare di più.
Questo è un interessantissimo tema,sul quale si potrebbero fare un'infinità di riflessioni.
Ora però vorrei farvi riflettere su un aspetto egualmente importante,ma ancora troppo sottovalutato.

IL LAVORO DI DOMANI


Siamo tutti d'accordo nel ritenere l'innovazione un punto cruciale per l'ottenimento di un maggior benessere per l'umanità.

Negli ultimi decenni lo sviluppo di tecnologie ha subito un'accelerazione vistosa,riuscendo ad ottenere risultati impensabili. Pensiamo agli smartphone,computer,tablet,robot ecc..
Tutte queste invenzioni,in teoria,dovrebbero poter semplificare la vita a noi esseri umani.
Conosciamo bene,però,l'avidità di coloro che possiedono i sistemi produttivi e già,oggi,abbiamo avuto modo di vedere con le delocalizzazioni e non solo,quanto poco gli importi della massa.
Per loro siamo e per sempre resteremo delle pedine,utili nel raggiungimento dei loro scopi.
L'economia moderna governata dalle corporations è già avviata verso un processo di automazione generalizzato che mira ad un abbattimento dei costi del lavoro dipendente.
Già,oggi possiamo comprare vestiti e fare la spesa su internet, effettuare qualsiasi pagamento attraverso la rete, pagare in casse dove,non è più necessaria la presenza di un cassiere,estinguere i nostri dubbi riguardo a prodotti seguendo le istruzioni di una centralinista virtuale e molte altre cose ancora che non prevedono più l'impiego di esseri umani.
Esistono già macchine che praticano la fisioterapia,biglietterie automatiche,auto,aerei,bus e treni che guidano da soli e software in grado di realizzare articoli autonomamente.
Chissà quante altre innovazioni vedremo tra qualche anno?
E' scontato che miliardi di persone siano destinate ad essere rimpiazzate da una macchina in futuro e se la massa non riuscisse a capirlo per tempo,correndo ai ripari in maniera unita e coesa,come non ha fatto mai nella storia recente dell'umanità ci ritroveremmo con una disoccupazione mondiale straripante a dimostrazione dell'inutilità dell'uomo.
Quello che mi chiedo è quale futuro attende l'umanità e quale sarà il trattamento riservato ad essa,quando non sarà più necessaria la sua presenza o sarà molto limitata all'interno del sistema produttivo.
Siamo veramente sicuri che la scoperta di tutte queste tecniche di automazione nella mani delle persone che distruggono l'ambiente e devastano l'umanità siano la ricetta per il progresso??
Ai posteri l'ardua sentenza.



mercoledì 5 marzo 2014

ESIBIZIONISMO E VITTIMISMO SU FACEBOOK

Penso sia ormai alla luce del sole che,nella nostra società,il bisogno di apparire sia sempre più importante.
Dobbiamo a tutti i costi dimostrare di essere "qualcuno" per distinguerci dalla massa in modo da risultare,così ,più attraenti,popolari,stimati ecc..
Questo voler a tutti i costi dimostrare qualcosa,però,rischia a sua volta di ottenere l'effetto opposto,visto che,ormai,l'assumere questo atteggiamento esibizionista è un classico.
In questi ultimi anni,le persone con questa tendenza hanno avuto a disposizione uno strumento micidiale  per ottenere i loro fini. Stiamo parlando di facebook.

Non c'è bisogno che vi spieghi che cos'è facebook,vi annoierei inutilmente.
Ne avrete sicuramente sentito parlare e l'avrete usato anche voi.
Non c'è assolutamente nulla di male nell'usare facebook per comunicare,scherzare,mettersi in contatto con amici vecchi e trovarne di nuovi.
Trovo addirittura ingiustificato l'atteggiamento di chi,odia questo e gli altri social network,dal momento che,ancora,fortunatamente la legge non obbliga nessuno a farne uso.

ESIBIZIONISMO FACEBOOKIANO
Da demonizzare,dal mio punto di vista ,è l'atteggiamento di alcune persone che hanno trovato in facebook una nuovo credo,una nuova filosofia di vita.
Queste persone dedicano la loro esistenza per farci sapere cosa stanno facendo,come stanno fisicamente,come stanno emotivamente ecc.., minuto per minuto,come se pensassero di vivere in un reality.
Credono nel MI PIACE,vivono per cercare di ottenerne più che possono e a volte sembra essere il loro unico obbiettivo.
Il MI PIACE,rappresenta il gradimento di una qualche foto,post,video..,da parte di un'altra persona.
È così importante per loro,perché il fatto di averne avuti di più,gli conferisce più importanza e sicurezza nella loro realtà virtuale.
Personalmente ,mi è capitato più volte,di incontrare,dal vivo,persone di questa fede che fossero scocciate dal fatto che non abbia messo MI PIACE alle loro foto .
Bhè, loro la vivono così.
Gli esibizionisti, su facebook regnano incontrastati e come ovvio che sia,si danno battaglia quotidianamente a suon di post e foto per cercare di primeggiare nei confronti gli uni degli altri.
Tra loro ,esistono addirittura quelli che accusano i propri simili di esibizionismo,dimenticandosi di aver sposato, a loro volta ,il medesimo credo.
Un altro dei dogmi per queste persone è rappresentato dalle foto.
L'esibizionista,infatti,sembra non percepire quando il suo atteggiamento comincia a sconfinare nel ridicolo.
Ed è proprio per questa sua scarsa sensibilità che è portato troppo frequentemente a postare foto che ritraggono la sua persona,prediligendo sempre gli sguardi più sexy e ammiccanti.
Le persone fisicamente più dotate riescono ad ottenere ciò che vogliono nel adottare questo atteggiamento,sentendosi così realizzate,dato che la maggior parte degli assidui frequentatori  del sito crede negli stessi principi e apprezza quel genere di foto.
Le persone esibizioniste meno gradite dal punto di vista estetico,coerentemente si comportano allo stesso modo,chiaramente ottenendo meno gradimento,fatto che accresce la loro determinazione nella folle ricerca al MI PIACE.
E' inutile stare a discutere della superficialità mentale di alcune persone,è chiaro,infatti che una condotta del genere,a mio avviso,è da ritenersi assolutamente infantile e non merita ulteriori approfondimenti. Le domande alle quali cercherò di rispondere sono le seguenti:
Cosa porta questa massa di pecore ad ad assumere un atteggiamento di questo tipo?
Come mai così tante persone non si godono più il momento presente perché già troppo impegnate a condividere l'esperienza su Facebook??
Le persone esibizioniste si comportano in quel modo per colmare un vuoto da ricercare nell'insoddisfazione della propria esistenza.
Questi individui provano un senso di inferiorità che cercano di colmare con questo atteggiamento.
Il voler continuamente dimostrare di essere belli,ricchi,forti,alla moda ecc.. a tutti i costi e in ogni occasione,è necessario a queste persone per avere la sensazione di essere amati e apprezzati dagli altri.
Infatti,questo modo di essere deriva proprio da una carenza affettiva passata o presente nella vita di queste persone.
Una persona sicura di sè,infatti,non avrebbe bisogno di ricercare attraverso il consenso degli altri,conferme delle proprie idee,del proprio aspetto ecc..

VITTIMISMO
Un altro atteggiamento comune affermatosi su Facebook é quello del vittimismo.
Un numero immane di utenti,tutti i giorni,dipinge la propria realtà come un incubo,lamentandosi costantemente delle persone che le circondano(non hanno tutti i torti) e delle situazioni nelle quali si trovano.
Così facendo,sperano ingenuamente di attirare l'attenzione di altre persone,che,preoccupandosi dimostreranno così il loro interesse nei loro confronti.
Avrete già capito da voi che siamo di fronte ad un'altra forma di esibizionismo.
Questa,probabilmente,ancora più triste,in quanto mira a mettere in risalto le proprie sfortune nella speranza di far pena a qualcun altro pur di essere degnati di un po di attenzione. Che tristezza!
Come per gli esibizionisti descritti qui sopra,ci troviamo di fronte a persone con una personalità debole e problematica.
Infatti,non godono di una grandissima capacità di interazione,quando in realtà,quello che vorrebbero è proprio interagire con qualcuno.
Il "vittimista" solitamente, anzi sempre, è un reo bugiardo, infatti le sue versioni sono prive di fondamento, nate dalla mania di stare al centro dell'attenzione.


Capisco perchè molte persone odiano Facebook in modo smisurato.
Questi atteggiamenti descritti,urtano la sensibilità di individui più equilibrati e con meno voglia di stare al centro dell'attenzione.
E' facile,inoltre,accorgersi di quando si ha a che fare con persone di questo calibro,dal momento che sono loro,in termini percentuali ad impegnare la nostra home con parecchi post, in qualsiasi orario della giornata.

Quando ci troviamo di fronte a questi atteggiamenti,dobbiamo ricordarci di una cosa.
Tutti quanti noi,in qualsiasi frangente della vita,possiamo avere dei problemi che minano il nostro benessere generale.
Il benessere generale è formato a sua volta da quello fisico,mentale e psichico.
Quando uno di questi 3 elementi viene intaccato,siamo soggetti a squilibri.
Non sono solamente le persone che manifestano palesemente i propri disturbi ad avere dei problemi.
Tutti possiamo avere delle deviazioni,ansie,paure ecc..
Per questo motivo non dobbiamo irritarci davanti a certi atteggiamenti,ma dobbiamo cercare, anche se non è facile,di avere un grande spirito di solidarietà per poterci aiutare tutti quanti e cercare di migliorare il più possibile il genere umano.


martedì 4 marzo 2014

LA FAMIGLIA ROTHSCHILD

La famiglia dello scudo rosso: i Rothschild

Ho letto con molto interesse libri, fascicoli e siti internet su cosiddette teorie cospirative secondo le quali dietro alle vicende politiche ed economiche ci sarebbero potenti logge massoniche. Fin qui nulla di strano. Non si può negare infatti che la maggior parte di queste società segrete fin dalle loro origini erano composte da influenti personaggi della vita pubblica, politica e militare.
La cosa però che ha destato la mia curiosità è l’onnipresenza di un nome ben preciso. Un comun denominatore rappresentato dai Rothschild. Questa famiglia, perché di famiglia si tratta, appartiene secondo molti all’organizzazione elitaria chiamata gli Illuminati di Baviera [1] e governerebbe l’intero sistema bancario mondiale con tutto quello che ne consegue.
Se è vero che questo gruppo di burattinai muove le fila della finanza, dell’economia e della politica mondiale perché allora il nome non figura mai da nessuna parte? Avete mai letto su giornali o sentito alla televisione dei Rothschild e delle loro vicissitudini? Sarebbero dietro le quinte di tutti i più importanti affari e nessuno ne parla, non è un po’ strano?
Per la verità vedremo alla fine che qualcosa è trapelato dai media.
Chi ha ragione? Gli autori di svariati libri che puntano il dito contro un sistema occulto, in cui la famiglia Rothschild riveste un ruolo di primaria importanza, in grado di controllare l’intero sistema o invece chi al contrario afferma che tali ipotesi sono semplicemente frutto di menti malate in preda ad allucinazioni e manie di persecuzioni?
L’esperienza mi suggerisce che la verità sta sempre nel mezzo!
Quindi prima di avanzare qualsiasi ipotesi in merito andiamo a vedere chi sono e soprattutto cosa fanno oggi i Rothschild.
Per ripercorrere le origini torniamo indietro nel tempo di circa duecento anni spostandosi in Germania, precisamente a Francoforte. L’anno è il 1743.
L’Adamo non proprio biblico della nostra storia è Amschel Moses Bauer, un semplice orafo tedesco con la passione, che oggi possiamo chiamarla predisposizione, per prestiti e finanziamenti. Semplice orafo per modo di dire naturalmente, visto che è il capostipite che ha dato origine a un impero economico da mille e una notte.
Un impero nato sotto le ali protettive dell’aquila romana contornata da uno scudo rosso.
Tale infatti è il sigillo che Amschel aveva collocato sull’entrata della propria azienda.



Un logo che divenne presto la rappresentazione figurata dell’attività di Bauer. “La ditta dello Scudo Rosso” veniva infatti chiamata.
D’altronde abbiamo tantissimi esempi anche nostrani di queste associazioni: uno per tutti il Cavallino Rampante per indicare la Ferrari. Quello che non tutti sanno invece è che lo Scudo Rosso in lingua tedesca è Rothschild. Per essere più precisi: Scudo Rosso à Red Schield à Rothen Schild à Rothschild. Questo particolare è molto importante perché quando il figlio di Moses, Mayer Amschel ereditò da suo padre la società cambiò nome in Rothschild, e tale è rimasto immutato fino ai giorni nostri.
Mayer Rothschild da Gertrude Schnapper ebbe cinque figli: Amschel (1773-1855), Salomon (1774-1855), Nathan (1777-1836), Karl (1788-1855) e Jacob (1792-1868).
Non appena i ragazzi furono istruiti a dovere sull’attività economica e finanziaria partirono alla volta di altrettante capitali europee per aprire filiali ed espandere l’impero esclusivamente patriarcale. Le donne avevano un ruolo secondario nella gestione.
Il primogenito Amschel essendo il più anziano rimase a Francoforte per controllare la società base, Salomon invece andò a Vienna, Nathan a Londra, Karl a Napoli e Jakob a Parigi.
La famiglia cresce, e cresce anche la necessità di un nuovo emblema che li rappresenti al meglio. Cinque frecce che s’incrociano intersecandosi in un unico punto è il nuovo stemma. Le frecce rappresentano i cinque
fratelli e il punto d’intersezione è lo scopo che unisce tutta la famiglia. Avrete già capito qual è questo scopo.



Senza nulla togliere all’operato dei fratelli, è d’obbligo “spezzare una freccia” -visto che siamo in tema- a favore di Nathan il quale si distinse immediatamente per fiuto e capacità imprenditoriali.
Ricordiamo che agli inizi dell’Ottocento l’Europa stava cambiando velocemente e questo poteva creare certamente molte occasioni per uomini intelligenti e soprattutto ricchi.
Nathan approfittò di questa situazione e aprì a Manchester una impresa tessile. Il rapido declino delle esportazioni tessili britanniche durante il blocco continentale costrinsero però Nathan a tornare a Londra per estendere le proprie attività in ambito finanziario. Le attività del figliol prodigo s’impennarono in potenza e prestigio grazie anche al matrimonio con Hannah Barent Cohen (1783-1850), la figlia di uno dei più ricchi mercanti ebrei londinesi[2].
I conti li sapeva fare molto bene!
Conti che dirottavano sempre più verso operazioni finanziarie speculative su titoli britannici ed esteri, cambi valute, metalli preziosi, ecc.
Qualche esempio? Il Duca di Wellington non avrebbe potuto pagare il suo esercito nella battaglia di Waterloo senza la mano, anzi il portafogli, dei Rothschild[3]. Dopo questa vittoria, la banca di Nathan vinse il contratto per i pagamenti dei tributi agli alleati europei[4].
Anche il governo francese dovette usufruire dei fondi privati per rimpinguare le casse nazionali svuotate dall’estenuante guerra franco-prussiana[5]. Salomon Rothschild a Vienna finanziava intanto il debito estero austriaco attraverso contratti di prestito al Principe Metternich[6].
I cinque fratelli pur lavorando a distanza portavano avanti la stessa tecnica, quella della riserva frazionale bancaria. Questo permise la loro autonomia e indipendenza in ogni paese in cui operavano.
Con queste enormi risorse economiche riuscirono a intervenire persino a favore della Banca d’Inghilterra, quando la crisi di liquidità del 1826 piegò le gambe al governo britannico. Grazie ad una immissione di un grosso quantitativo di oro fu scongiurato il peggio[7].
Ma la storia non finisce qui, perché nel settore pubblico si distinsero per i finanziamenti della rete ferroviaria in Francia, Italia, Austria, per il Canale di Suez, permisero l’acquisto dei terreni minerari in Spagna, Sud America, Sud Africa e Africa Occidentale.
L’oro era così importante e fondamentale per i Rothschild che dal 1919 fino ai nostri giorni la banca ha ospitato e presieduto per due volte al giorno il fixing mondiale del prezzo dell’oro[8]. Vi rendete conto: stabilivano anche il prezzo mondiale dell’oro!
Addirittura sembrerebbe, e il condizionale è d’obbligo, che una banca della famiglia abbia finanziato John D. Rockefeller per la sua monopolizzazione della raffinazione del petrolio che portò alla fondazione della Standard Oil.
Cosa dire delle ricostruzioni postbelliche? Nelle guerre si sa, non vi sono mai vincitori. Di per sé una guerra è sempre una sconfitta sia per chi la provoca ma soprattutto per chi la subisce. Dall’ottica di un banchiere però, una guerra è sempre una ghiotta opportunità di investimenti, di prestiti, di ricostruzioni. Infatti dopo la Prima Guerra Mondiale, precisamente nel 1922 i Rothschild misero a disposizione fondi per la ricostruzione in numerosi paesi come Francia, Germania, Cecoslovacchia, Ungheria. A questo punto ho dovuto scacciare con la forza dalla mia mente un dubbio tremendo. E’ possibile che banchieri senza scrupoli fomentino a proprio piacimento le guerre, magari finanziando entrambe le fazioni e innescando la miccia fornendo poi i soldi per la ricostruzione? In via molto ipotetica sì. Scatenare una guerra non è così difficile: si forniscono le armi a entrambe le parti e si trova una motivazione sufficiente: religione, petrolio, terrorismo, ecc.
No! La perfidia umana non può arrivare a tanto! Giusto?
A questo punto negare o far finta di non vedere che l’impero dei Rothschild fin dai primi anni del secolo XIX ha influenzato la politica, l’economia e la finanza del mondo intero è un’offesa alla comune intelligenza.
E oggi? Come sono messi, anzi, visto che interessa pure la nostra cara Italia come siamo messi? Forse la famiglia si è ritirata a vita privata e si sta godendo un meritato riposo? Sbagliato. Certamente la vita è rimasta sempre molto privata. Non riesco infatti ancora a spiegarmi come la stampa, sempre più ricca di pettegolezzi e gossip e meno di informazioni utili, non s’interessi della vita di questi personaggi affascinanti e al limite del misterosofico.
Riescono –i media- a scovare una star televisiva che si sta abbronzando nuda dentro la caldera di un vulcano in pieno inverno e nessuno fa un servizio sugli appartenenti alla famiglia più potente del pianeta. Non è un po’ strano? Lungi da me l’idea che gli editor non possano fare servizi su certi banchieri internazionali, rimane allora la spiegazione che forse a nessuno interesserebbe. Strano perché personalmente preferirei leggere qualcosa su i «veri controllori» piuttosto che leggere e/o vedere qualche personaggetto estivo che pur di apparire nei giornali venderebbe la propria anima al diavolo, in questo caso fotografi e giornalisti.
Tornando al discorso di prima, oggi la famiglia Rothschild non ha perso prestigio e potere, semmai con il passare degli anni lo ha consolidato ulteriormente. Incredibile ma vero.
Passano gli anni e i loro sistemi si adeguano. Oggi hanno sviluppato una divisione per il finanziamento d’impresa al servizio di fusioni e acquisizioni. Operazioni queste all’ordine del giorno. Basta aprire un qualsiasi giornale finanziario per leggere che la multinazionale ics si è unita, o è in procinto di farlo, con la transnazionale ipsilon. Fusioni il cui unico risultato è la creazione di megacorporazioni amministrate da pochissimi e composte da migliaia tra affiliate e holding. In fisica per innescare una fusione nucleare tra atomi serve molta energia qui le fusioni necessitano solo di soldi. Moltissimi soldi. Chi possiede tutti questi soldi se non i banchieri?
Vediamo adesso nel dettaglio dove i tentacoli economici dei Rothschild sono arrivati nel 3° Millennio. Per problemi di spazio cito solamente le società più conosciute e/o riguardanti il nostro paese, ma chiunque volesse approfondire consiglio di entrare nel sito ufficiale della famiglia e stamparsi l’elenco completo. Fate scorta di carta!
Tra le straniere spiccano: De Beers quella dei diamanti, la Enron fallita da poco, British Telecom, France Telecom, Deutch Telekom, Alcatel, Eircom, Mannesmann, AT&T, BBC, Petro China, Petro Bras, Canal +, Vivendi, Aventis, Unilever, Royal Canin, Pfaff, Deutch Post[9], e moltissime altre.
Torniamo adesso un momento in Italia poiché ce n’è per tutti i gusti: Tiscali, Seat Pagine Gialle, Eni, Rai, Banca di Roma, Banco di Napoli, BNL Banca Nazionale del Lavoro, Banca Intesa, Bipop-Carire, Banca Popolare di Lodi, Monte dei Paschi di Siena, Rolo Banca 1473, Finmeccanica[10]. Vi può bastare? Penso proprio di sì!
Mi avvio a concludere nella speranza che questa piccola e incompleta illustrazione possa almeno aver fatto nascere qualche dubbio e/o curiosità in più su questa incredibile e decisamente atipica famigliola. Non posso confermare ma neppure smentire le pesanti e inquietanti affermazioni che svariati autori pubblicano sui Rothschild. Tengo a sottolineare che la cosa più incredibile è come i media in generale evitano di trattare tali argomentazioni. Passi il discorso sulla cospirazione globalizzata alla George Orwell, ma qui i fatti parlano chiaro. Le trame e gli intrecci economici pure. Sono sotto gli occhi di tutti. Almeno di chi vuol vedere.
Non posso accontentarmi di leggere su La Stampa del 7 giugno 1996 che Lady Rothschild era l’ipotetica spia del KGB a Londra, o su Il Giorno del 29 agosto 2000 la cronaca della morte per overdose all’età di 23 anni di Raphael figlio di Nathaniel Rothschild.
Queste rientrano nel deleterio e purtroppo tanto seguito gossip.
Le cose serie e importanti sono altre.

di
Marcello Pamio
http://www.altrainformazione.it/wp/la-famiglia-dello-scudo-rosso-i-rothschild/

FELICITA' E BENESSERE




Felicità e benessere sono due parole delle quali facciamo spesso uso per descrivere la nostra situazione o quella altrui.
Cominciamo subito con il dare due definizioni semplici e sintetiche,anche se,l'argomento,data la sua complessità meriterebbe un approfondimento più importante.

FELICITA': E' lo stato d'animo(=emozione=stato mentale) di chi ritiene soddisfatti i propri desideri

BENESSERE: E' lo stato d'animo di appagamento e quindi di felicità dovuto al soddisfacimento dei bisogni mentali,fisici,sociali e spirituali.

Sicuramente,almeno una volta nella vita,vi sarà capitato di essere felici.
Una sensazione stupenda,infatti,in genere,l'essere umano ha proprio come scopo quello di vivere ricercando la felicità.
La si può ricercare formando famiglie,ridendo,amando ecc...
Ogni istante della nostra vita lo passiamo nel nome di questa ricerca.
Non è difficile,basta riuscire a soddisfare alcune delle esigenze che la nostra mente e il nostro corpo richiedono e come risultato,otterremo lo stato mentale di felicità.

Molto più difficile,invece,è il soddisfacimento dei bisogni nella loro totalità per raggiungere quello che viene definito benessere.
Per riuscire a vivere in uno stato di appagamento dovremo riuscire non limitarci nell'essere felici di tanto in tanto ,ma, ad estendere quest'emozione in ogni frangente della nostra vita.

Proviamo ora a pensare a quanti bisogni abbiamo ogni giorno e quanti altri ne avremo in futuro.
Questo vuol dire che se in questo momento state pensando a dei bisogni che non avete ancora potuto soddisfare,allora non siete totalmente appagati e che,quindi,non state vivendo in uno stato di benessere.
Sono troppi i bisogni che ogni giorno ci sorgono,dai più indispensabili ai più superficiali.
La nostra mente ci porta all'insoddisfazione automatica grazie ad una pulsione chiamata ambizione che ci spinge a ricercare più di quello che già abbiamo.

La verità, è che per nostra natura non potremo mai raggiungere il benessere definito nei dizionari,saremo sempre spinti a desiderare di più.
Se la pulsione dell'ambizione dovesse prendere sopravvento nella nostra esistenza,essa precluderebbe l'emozione della felicità,in quanto,se dovessimo raggiungere un obbiettivo,non riusciremmo a vivere pienamente lo stato d'animo gioioso,dato che,staremmo già pensando a come poter raggiungere un obbiettivo ancora più ambizioso.

Purtroppo l'ambizione è un istinto e come tale,molto difficile da controllare. Anzi,sappiamo per certo,ormai,che la soppressione degli istinti può causare problemi psichici molto gravi.
Dobbiamo imparare,perciò, a convivere con questo soggettivo impulso,sfruttandolo nella vita per cercare di ottenere il meglio da noi stessi e al contempo effettuare un'opera di riassetto delle priorità,riuscendo così ad eliminare tutti quei bisogni superflui e sono tanti,che ci portano al logorio nel tentativo del loro soddisfacimento.





lunedì 3 marzo 2014

CREDERE O NON CREDERE?!




Non è facile credere in qualcosa che non abbiamo mai vissuto in prima persona.
Anzi,è molto difficile.
Vista e considerata la natura profittatrice e manipolatrice dell'essere umano,bisogna diffidare da qualunque linea di pensiero preconfezionata per cercare di guidare le nostre convinzioni.
Non bisogna mai accettare passivamente le realtà che ci vengono vendute senza ricercare la verità.
Così facendo si correrebbe il rischio concreto di essere intellettualmente incanalati da qualcuno che ha interesse nel controllare prima i nostri pensieri per poi passare alle azioni.
La chiave risiede nel non dare mai nulla per scontato, a partire dalle cose banali.
Non si tratta di malfidenza, ma esclusivamente di correttezza nei confronti di noi stessi,in quanto,se dovessimo accettare tutto quel che ci viene detto saremmo troppo influenzabili.
La maggior parte di noi,purtroppo,ha ancora la convinzione di vivere in un mondo fatato,dove le persone disoneste rappresentano una porzione limitata,ignorando che a seconda delle circostanze,specie in logiche dove si ricerca il profitto,anche le persone apparentemente più corrette possono diventare le più disoneste.
Quando parlo di profitto,non mi riferisco unicamente al lato economico. Si può trarre profitto anche in ambito sentimentale,reputazionale ecc...
Quando si parla di credenze,uno dei temi principali riguarda la religione.
L'uomo ha da sempre avvertito il bisogno di darsi una spiegazione sulle cause che l hanno portato ad avere un esperienza di vita terrena.
Le religioni,in ogni parte del Mondo si sono sviluppate e hanno permesso alla massa di rispondere a queste domande interiori.
Conosciamo peró qual è stato il ruolo delle religioni e delle istituzioni religiose nella storia dell'umanità.
A mio avviso,sarebbe un errore gravissimo sposare una fede senza aver mai analizzato a fondo le origini e le caratteristiche più controverse di essa solo perché qualcuno molti secoli fa' ha stabilito che fosse obbligatorio crederci per legge.
Non voglio dire di non credere assolutamente alle religioni,ma mi piacerebbe moltissimo che tutte le persone che si reputano credenti,si documentassero a fondo sulla propria religione,cercando di capire da chi è stata fondata,come si è diffusa,quali affinità ha con le altre ecc..
Sento troppa gente che si "fida" di ciò che il pensiero comune afferma.
Fidarsi,in una società come la nostra è veramente un grandissimo rischio.

domenica 2 marzo 2014

MERITIAMO TUTTO QUESTO!?

Quando,negli anni del benessere l'Italia,specie al nord,affogava nel lavoro e le persone non avevano crisi economiche alle quali pensare tutto sembrava filare liscio e la situazione di allora mise in circolo la sensazione che sarebbe durato tutto per sempre.
Oggi le persone si lamentano e protestano timidamente tra loro per la situazione nella quale ci troviamo.
Vorrei,però,farvi riflettere sull'atteggiamento assunto da una miriade di persone.
Quando si stava bene,c'era tempo solo per lavorare,pensare alle vacanze,la macchina nuova da comprare ecc..
I politici rubavano come oggi, se non peggio,visto che di ciccia ce n'era anche di più,ma il popolo non era oppresso dalla situazione economica e passava tutto in secondo piano.
La gente per anni ha pensato ai comodi propri,disinteressandosi totalmente di tutto ciò che riguardava la cosa pubblica e delle precarie condizioni di vita dell'80% della popolazione internazionale ridotta in condizioni di povertà.
Ci hanno fatto diventare un ammasso di individualisti-esibizionisti staccati dalla realtà del pianeta con un solo obbiettivo:
APPARIRE.
Sfoggiare i vestiti firmati,le foto di una vacanza esotica super lusso,il fisico scolpito a suon di ore d'allenamento in palestra.
Una società finta,che faceva finta di non vedere la strada dove la globalizzazione ci avrebbe portato.
E' facile comprendere come social network come Facebook & Co abbiano potuto assumere una posizione così indispensabile nella società dell'apparenza per alcune persone,totalmente assuefatte dal nuovo modello di concepire la vita.
Purtroppo tutta questa apparenza ha soffocato una triste realtà.
Quella che ci sta portando a competere con persone che vivono in condizioni infinitamente inferiori rispetto a noi.
Non è colpa di nessuno, E' UNA LEGGE DI MERCATO.
Gli investimenti,infatti,si spostano inevitabilmente dove generano maggior profitto e la manodopera,in alcuni Paesi,vista la totale assenza di diritti,è talmente vantaggiosa da sbaragliare la nostra concorrenza.
Quando Renzi e soci parlano di competitività fanno venire i brividi. Pensate un po' a cosa significa realmente per un operaio competere con un cinese schiavizzato 16 ore al giorno sul posto di lavoro.

Non riesco però ad addossare totalmente tutta la colpa alla politica.
E' vero, non ci hanno tutelato per niente e sono infinitamente colpevoli.
Ma la popolazione??? Cosa abbiamo fatto negli anni del benessere per non permettere la realizzazione di questo scenario?
Invece di ESPORTARE nel Mondo DIRITTI che avrebbero migliorato la condizione di vita di coloro che oggi ci "RUBANO" il lavoro abbiamo pensato alle case al mare ed in montagna o ad andare a cena al ristorante per una semplice ragione:
MENEFREGHISMO
Chi se ne frega se l'80% della popolazione Mondiale muore di fame?? Noi facciamo parte del 20% che ha tutto.

La Nike e le altre multinazionali, producono in giro per il Mondo merci che, poi, vendono a noi ricchi consumatori qui in occidente, sfruttando innocenti bambini.??
Mi dispiace...Però mi sa' che ora mi compro le Nike nuove.

Questo sopracitato è il tipico ragionamento dell'occidentale, che non necessariamente è informato o conscio della realtà.
Ora tutto questo sistema,con l'avvento della globalizzazione,si è rivoltato contro di noi,quelli fortunati.
E ora che vediamo diminuire il nostro benessere,ci lamentiamo,in quanto,ora il problema non riguarda solo gli altri.
E' giustissimo opporsi al sistema, ma quello che mi chiedo è:
A LIVELLO GENERALE,IL POPOLO ITALIANO, SE L'E' MERITATA QUESTA SITUAZIONE??